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Recensioni

  • 20_2_2014 - I denti del drago su «Patria indipendente»
    Sul numero di gennaio di «Patria indipendente», la rivista nazionale dell'Anpi, è uscita una recensione del libro I denti del drago, di Saverio Ferrari.

    SCARICA: Patria indipendente Gennaio 2014.pdf
    SCHEDA: I denti del drago. Storia dell'Internazionale nera tra mito e realtà
  • 3_11_2013 - Recensione di Nostra patria è il mondo intero su«Umanità Nova»
    Sul n. 33 del settimanale «Umanità Nova», è uscita la recensione del libro Nostra patria è il mondo intero. Pietro Gori nel movimento operaio e libertario italiano e internazionale.

    http://www.umanitanova.org/n-33-anno-93/nostra-patria-e%E2%80%99-il-mondo-intero
    SCHEDA: Nostra patria è il mondo intero
  • 14_10_2013 - Livorno ribelle e sovversiva recensione sul blog Aspettando il caffè
    Stefania Gennai ha recensito sul suo blog Aspettando il caffè, il libro di Marco Rossi Livorno ribelle e sovversiva.


    SCHEDA: Livorno ribelle e sovversiva
  • 6_10_2013 - Livorno ribelle e sovversiva su «Umanità nova»
    Sul numero 29 del 6 ottobre 2013 di «Umanità nova» è uscita la recensione, a cura di Andrea Ventura, del libro di Marco Rossi Livorno ribelle e sovversiva.

    www.umanitanova.org/n-29-anno-93/livorno-ribelle-e-sovversiva

    SCHEDA: Livorno ribelle e sovversiva
  • 11_7_2013 - I denti del drago. Recensione
    È uscita la recensione del libro di Saverio Ferrari, I denti del drago, sul blog di recensioni librarie Book Detector, diretto da Alessandro Bertante.

    http://www.bookdetector.com/saggi/i-denti-del-drago/

    SCHEDA: I denti del drago. Storia dell'Internazionale nera tra mito e realtà
  • 16_6_2013 - I denti del drago recensione su Umanità nova
    Sul numero 21 del 16 giugno di Umanità nova è uscita la recensione del libro di Saverio Ferrari I denti del drago.



    http://www.umanitanova.org/n-21-anno-93/eversione-di-destra-e-antifascismo-azione


    SCHEDA: I denti del drago. Storia dell'Internazionale nera tra mito e realtà
  • 28_5_2013 - Arditi non Gendarmi! su A rivista anarchica
    Recensione di Giorgio Sacchetti del libro di Marco Rossi

    http://www.arivista.org/?nr=367&pag=65.htm#1
    SCHEDA: Arditi, non gendarmi!
  • 10_5_2013 - Arditi non gendarmi! su Sissco
    Roberto Carocci ha recensito il libro di Marco Rossi, Arditi non gendami! sulla rivista della Società Italiana per lo studio della Storia Contemporanea

    http://www.sissco.it/index.php?id=1293&tx_wfqbe_pi1[idrecensione]=4922
    SCHEDA: Arditi, non gendarmi!
  • 28_3_2013 - "Livorno ribelle e sovversiva" su «Senza soste»
    Sul n. 80 del 23 marzo 2013 è uscita una recensione del libro di Marco Rossi Livorno ribelle e sovversiva. Arditi del popolo contro il fascismo. 1921-1922.

    SCARICA: recensione_LI.jpg
    SCHEDA: Livorno ribelle e sovversiva
  • 1_2_2013 - Livorno ribelle e sovversiva
    Sul numero 117 del gennaio 2013 de «L'Internazionale. Periodico comunista», è uscita la recensione del libro di Marco Rossi Livorno ribelle e sovversiva. Arditi del popolo contro il fascismo. 1921-1922.

    SCARICA: rossarditi.jpg
    SCHEDA: Livorno ribelle e sovversiva
  • 30_1_2013 - Saint-Gobain su «Rassegna sindacale»
    Sul n. 2 del 17-23 gennaio 2013 della rivista della CGIL «Rassegna sindacale», è uscita una recensione sul libro di Renato Bacconi Saint Gobain. Un secolo di industria, lavoro e società a Pisa (1889-1983).

    SCARICA: bacconi.jpg
    SCHEDA: Saint Gobain
  • 12_9_2012 - Il genere spiegato a un paramecio su danielebarbieri.wordpress
    http://danielebarbieri.wordpress.com/2012/09/12/quando-un-paramecio-e-daniela-si-incontrarono/
    SCHEDA: Il genere spiegato a un paramecio
  • 1_1_2012 - Arditi non gendarmi!
    Sull'edizione italiana de «Le Monde diplomatique» è uscita la recensione del libro Arditi non gendarmi! di Marco Rossi.
    http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Gennaio-2012/pagina.php?cosa=1201lm22.04.html
  • 17_11_2011 - "Il genere spiegato a un paramecio" su Aut-Aut
    E' appena stata pubblicata per le edizioni Bfs l'ultima fatica di Daniela Danna, "Il genere spiegato a un paramecio", un libro agile nel formato e contenuto nel prezzo, adatto alle giovani generazioni e in particolare a chi non ha mai riflettuto sul significato che diamo a concetti quali "genere", "differenza sessuale", "sessualità", "post-genere", "prostituzione" ecc.

    Daniela Danna è ricercatrice in Sociologia all'Università degli studi di Milano, ma è soprattutto una militante femminista: quest'ultimo aspetto aggiunge molto allo sguardo dell'autrice su temi ormai troppo spesso "accademizzati", privati della loro ragione di vita tra i corpi e le lotte che conducono/esprimono.

    L'idea di costruire una spiegazione multidisciplinare sul "genere" a partire da un paramecio è davvero azzeccata e intrigante.

    Leggi tutto su
    Aut-Aut
    SCHEDA: Il genere spiegato a un paramecio
  • 29_10_2011 - "Fascisti a Milano" su Il Fatto Quotidiano
    È la storia milanese di quelli che Renato Sarti, a ragione, ha chiamato i “mai morti”. E che Saverio Ferrari, in Fascisti a Milano, da Ordine Nuovo a Cuore Nero, descrive come un mondo in cui nomi e gesta si ripetono nei decenni, anche se spesso con stanchi e macabri rituali. È un sottobosco che oggi si muove tra locali bene e palestre di boxe, tra lamate ai compagni e pistolettate ai camerati infedeli, tra spaccio e vendita di armi. L’innegabile capacità mimetica, proprio come si confà a un soldato politico, permette loro di riemergere in modo carsico dai rivoli putrescenti della storia. Come? Come sempre: infiltrandosi nella pieghe del potere (oggi Lega Nord o Pdl), dividendosi in piccole frazioni pronte ad agire come irrazionali squadracce, cooptando la malavita e scendendo a patti con le mafie. Oppure arruolando politicamente le curve degli stadi. Sono gli stessi, per intenderci, che ogni primo novembre sfilano al cimitero Maggiore (talvolta insieme al sindaco con la fascia tricolore a tracolla) per rendere omaggio, tra labari e bandiere con il gladio, agli aguzzini della Repubblica di Salò. Gli stessi che accoltellano un consigliere comunale di Rifondazione comunista intento ad attaccare manifesti, oppure mettono per due volte una bomba nella sede dell’Associazione Naga, colpevole di occuparsi dei diritti degli immigrati. Sono i “mai morti”, insomma. A Milano, non su Marte.
    Leggi tuto su Il Fatto Quotidiano

    SCHEDA: Fascisti a Milano
  • 2_10_2011 - "Arditi, non gendarmi!" su U.N.

    Recensione a Marco Rossi, Arditi non gendarmi! Dalle trincee alle barricate: arditismo di guerra e arditi del popolo (1917-1922), Pisa, BFS, 2011.

    di Luigi Balsamini

    Nel non troppo lontano 1997 l'uscita di Arditi, non gendarmi! inaugurava una stagione di studi sull'arditismo popolare. L'argomento era già stato sporadicamente approcciato da alcuni studiosi, su tutti Ferdinando Cordova (anche lo stesso Marco Rossi vi si era dedicato diversi anni prima, con una relazione al convegno pisano "L'antifascismo rivoluzionario"), ma per il pubblico meno avvertito rimaneva una pagina di antifascismo parcheggiata in un limbo inesplorato della storia italiana, se non liquidata come espressione di "squadrismo di sinistra". La breccia aperta è stata via via allargata da successivi lavori che hanno scandagliato storia e significato dell'arditismo popolare: un'esperienza di autodifesa proletaria non più censurabile nella lettura della resistibile ascesa del fascismo, sulla quale il dibattito storiografico e politico rimane aperto.
    BFS ripubblica oggi Arditi, non gendarmi!, andato nel frattempo esaurito, in una seconda edizione frutto di attenta rielaborazione e ulteriore approfondimento, sulla base dei contributi storiografici recenti e di un ritorno sulle fonti d'archivio, la stampa dell'epoca, la memorialistica. A firmare la prefazione è Eros Francescangeli, anch'egli pioniere degli studi sul primo antifascismo armato. [...]
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    SCHEDA: Arditi, non gendarmi!
  • 21_9_2011 - "Fascisti a Milano" su Cinque Giorni
    Quarto Oggiaro dice ancora una volta no a Casa Pound

    Una nuova iniziativa per ribadire la contrarietà di molti residenti del quartiere di Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano, alla concessione, avvenuta lo scorso 3 giugno, dello spazio di proprietà dell'Aler di Via Longarone 18/4, per l'apertura della sede dell'associazione di estrema destra Casa Pound. Il Collettivo Quarto Posto, il circolo Arci Itaca, l'Anpi e gli attivisti delle associazioni del quartiere, con il patrocinio del Consiglio di Zona 8 e in collaborazione con il movimento artistico "Milano l'è bela", hanno organizzato per questa sera a partire dalle 18.30 in piazzetta Capuana una serata di protesta, discussione e sensibilizzazione sul tema.
    Alle 19 il giornalista Saverio Ferrari presenterà il  nuovo libro "Fascisti a Milano. Da Ordine Nuovo a Cuore Nero" che percorre un viaggio nell'estrema destra milanese riannodando storie e figure del passato e indagando il più recente espandersi del fenomeno nella città, partendo dall'ancora oscuro omicidio del venticinquenne di Alleanza Studentesca Alessandro Alvarez, avvenuto il 3 marzo 2000 in un vicolo di Cologno Monzese.
    La serata proseguirà, poi, tra un bicchiere di vino e un panino, in compagnia della musica de "La Banda degli Ottoni a Scoppio", da 21 anni capostipite di un insieme di bande non omologate, presenti nelle manifestazioni di piazza e impegnate per "mettere in musica" il grido e le istanze dei meno fortunati, e del cabaret degli artisti di "Milano l'è bela". Una festa che inneggia alla bellezza del quartiere e ribadisce quanto poco spazio ci debba essere oggi per la violenza, l'odio e l'intolleranza nelle strade della città, dalla periferia al centro.
    S.M.
    SCHEDA: Fascisti a Milano
  • 20_7_2011 - "Adieu pearà" su Giudizio Universale
    Adieu Pearà: padania da fantascienza
    di Gabriele Salvatori
    Tra nemmeno vent'anni il settentrione italiano si dividerà anche da se stesso e da città dell'amore shakespeariano Verona sarà divenuta la capitale dell'intolleranza. Questo almeno secondo l'(inesistente) autore Giulio Meazza, che ambienta il proprio romanzo in un futuro prossimo e piuttosto verosimile.

    Scavare fra le pubblicazioni dell'editoria piccola, resistente e "fastidiosa" è divertente. Perché le piccole case editrici sono necessariamente legate a contesti particolari e obbligatoriamente condannate alla ricerca: al gigante del mainstream devono infatti poter contrapporre una fitta sassaiola di idee. È fra queste uscite che capita spesso di imbattersi in storie dal sapore politico o dallo stile inconsueto.
    Leggi tutto su: Giudizio Universale

    SCHEDA: Adieu peara'
  • 24_6_2011 - "Credevo nel partito" sul Corriere della sera

    La ribellione di Giulio Seniga, comunista «radioattivo»
    di Maurizio Caprara
    «Corriere della sera», 24 giugno 2011, p. 46
    Quando gli ideali del comunismo trascinavano in Europa milioni di persone, sono esistite numerose varietà di comunisti. Ce ne sono stati di marxisti-leninisti, operaisti, terzinternazionalisti, internazionalisti senza numerazioni, cattocomunisti, riformisti, estremisti e via elencare. Benché non sia mai stata classificata come tale, è esistita anche una categoria di comunisti radioattivi. Potrebbe essere definita così quella di alcuni che vennero spinti dalla propria fede a entrare in stanze del Partito tanto chiuse quanto essenziali e ne rimasero intimamente lesionati. Questi militanti ne ricavarono una consapevolezza che costò loro, come se fossero stati investiti da radiazioni, distacco dal gruppo di appartenenza, ostracismo dai compagni di prima e una sofferenza interiore affrontata senza mai rinunciare all' idea che questo mondo, ingiusto, vada cambiato. Uno dei radioattivi può essere stato l' ebreo ungherese Arthur Koestler, autore del romanzo Buio a mezzogiorno sui processi staliniani, il quale scrisse che «nel combattere contro i comunisti si è sempre imbarazzati dai propri alleati». Un altro meno celebre, che da giovane fu uomo d' azione estraneo alla cerchia degli intellettuali, è stato Giulio Seniga. È in libreria il suo memoriale postumo Credevo nel partito (Bfs edizioni, pagine 235, Euro 14), curato da Maria Antonietta Serci e dal figlio Martino Seniga. Il titolo denota di per sé l' intreccio tra fede di partenza e delusione. I luoghi preclusi alla base, ai quali ebbero accesso quanti furono, per una parte della vita, comunisti radioattivi, consistevano in sedi, o circostanze, giudicate in origine tappe necessarie sulla via per il radioso Sol dell' avvenir. Chi per aver conosciuto il vero volto dell' Unione Sovietica, chi perché inserito in organismi di ermetica riservatezza, questi militanti entrarono a contatto con gli arcana imperii di una ferrea ragione di partito, scoprendola troppo cinica, e brutale, rispetto agli ideali dai quali erano stati indotti a tanti sacrifici. Dalla vulgata comunista, e purtroppo da certa storiografia, a lungo Seniga è stato considerato un ladro, soltanto il viceresponsabile della commissione di vigilanza fuggito nel 1954 con la cassa del Pci. In realtà, l' ex partigiano morto nel 1999, del quale si era fidato il vicesegretario Pietro Secchia per il lavoro riservato, era un militante, semmai nel 1954 ingenuo, che aveva applicato in modo istintivo un criterio di analisi marxista. Se è la struttura a influenzare la sovrastruttura, a suo avviso era prendendo i soldi del Pci che si sarebbe potuto far leva su Secchia per perseguire la rivoluzione [...]
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    SCHEDA: Credevo nel partito
  • 10_6_2011 - Lancio ANSA su "Credevo nel partito"

    NOTIZIARIO LIBRI, di Paola Barbetti (ANSA) - ROMA, 10 GIU - MARIA ANTONIETTA SERCI-MARTINO SENIGA (a cura): 'GIULIO SENIGA. CREDEVO NEL PARTITO' (BFS EDIZIONI; 14 euro).

    Anni oscuri, avventurosi, straordinari quelli del primo dopoguerra in Italia. Anni pieni ancora di interrogativi, di domande che aprono ferite e che pesano come ipoteche sulla storia dei grandi partiti di massa. Il libro, curato da una archivista del movimento operaio come Maria Antonietta Serci e da Martino Seniga, giornalista di Rai News e figlio di Giulio Seniga, si avvale proprio di due fondamentali requisiti della storia come verità, la ricerca minuziosa e sempre documentata d'archivio e la testimonianza diretta. Si legge d'un fiato, come un giallo, ma anche come la sceneggiatura di un docufilm sulla vita di un uomo testimone e protagonista del proprio tempo. L'uomo è Giulio Seniga, il tempo storico è quello dei primi anni Cinquanta visti dal cuore della direzione del Partito comunista italiano, ai tempi dallo storico scontro fra Togliatti e il vicesegretario Pietro Secchia, all'indomani della Resistenza, dell'attentato al segretario da poco rientrato da Mosca e della storica sconfitta della sinistra. Sono gli anni della stretta osservanza a Mosca da dove giungono anche i finanziamenti a quello che si sta per costituire come il più importante partito comunista in un occidente in piena guerra fredda. Nel Pci ci sono diverse anime, non tutti i contorni sono delineati in modo netto come pretenderebbe la storiografia ufficiale del partito. Non si tratta infatti di una divisione fra un riformismo europeista moderato e moderno rappresentato da Togliatti e da Longo da un lato, contro una corrente velleitaria nostalgica della lotta armata rappresentata da Secchia. La questione è molto più complessa. Pesano nel Partito che ha attraversato vent'anni di clandestinità e di dipendenza da Mosca, le vicende torbide della Spagna e della Francia, di molti militanti della sinistra libertaria assassinati come Berneri e Tresso. Ma non basta, ci sono i nomi di tanti militanti sfuggiti al fascismo per raggiungere la terra promessa del socialismo realizzato accusati poi di trotzkismo e morti di stenti in Siberia o, peggio, una volta rientrati in Italia, consegnati alla polizia fascista. Insomma molti militanti comunisti che hanno veramente creduto nel partito come entità collettiva capace di redimere l'umanità nel "secolo breve", hanno vissuto il grande sogno presto trasformatosi nel grande incubo della storia. Giulio Seniga è in quegli anni un giovane dirigente del partito formatosi, negli anni del fascismo, nel lavoro in fabbrica all'Alfa Romeo, partigiano, protagonista della liberazione. Seniga, come molti comunisti di allora, crede nell'azione diretta come emancipazione del'individuo e della collettività. I tatticismi del togliattismo e soprattutto quello che si va delineando come culto della personalità e come "professionismo della politica", disegnano un partito di massa fortemente centralizzato dove il dibattito è precluso e dal quale si può essere espulsi per omosessualità, come accadrà al giovane Pasolini, o per dissidenza dal comitato centrale. Seniga è il fiduciario di Secchia. Gli vengono affidati compiti delicati come quello della sicurezza dei dirigenti. Sono gli anni delle 'volanti rosse'. Giulio Seniga tiene un diario, atto questo già di disobbedienza alle regole imposte ai dirigenti per ragioni di sicurezza e anche di opportunità politiche in un fase di grandi trasformazioni storiche imminenti. Si pensi alla morte di Stalin nel '53, all'invasione dell'Ungheria, alla successiva destalinizzazione, e alla continua e pervicace secretazione dei documenti storici. Nel diario di Seniga si narra come a un certo punto Secchia sia stato costretto a nascondere negli indumenti intimi un importante documento redatto a Mosca. Si racconta degli incontri a casa di Gianni Brera, dei rocamboleschi viaggi di ritorno dall'Urss. Seniga è sempre più convinto della necessità di spingere Secchia a una virata a sinistra del partito, fino a quando, nel 1954, egli che è stato l'uomo di fiducia della sicurezza dei massimi dirigenti, capace di pilotare un aereo che li avrebbe portati in salvo, lo stesso che guida un'Alfa Romeo da Milano a Mosca dono dei compagni italiani a Stalin, decide di prelevare i fondi di finanziamento provenienti da Mosca, circa 500mila dollari, per finanziare l'organizzazione di un movimento di sinistra, Azione Comunista. Questo episodio rimarrà cruciale e leggendario nella storia del Pci. Seniga verrà accusato di essersi arricchito fuggendo in Costa azzurra con la cassa del partito. In realtà vivrà con l'equivalente della paga di operaio specializzato e condurrà una battaglia davvero riformista e libertaria avvicinandosi al Partito socialista e ai partiti laburisti internazionalisti sostenendo con coraggio anche la sinistra israeliana nei difficili anni sessanta, denunciando sempre la politica di Togliatti e Stalin, e tentando di riaprire la storia secretata del Partito, fino alla sua morte nel 1999.


    SCHEDA: Credevo nel partito
  • 26_5_2011 - "Credevo nel partito" su iljournal.it

    Giulio Seniga: in un libro rivive un eroe positivo

    di Mario Pinzauti
    Quanti sono, in Italia, coloro che credono ancora nei valori ideali e ritengono che la politica debba essere lo strumento per far prevalere, nella società, tali valori? Pochi, a giudicare dall'aria che tira. Forse qualche centinaio di migliaia (su sessanta milioni di cittadini!),forse anche meno. Fossero anche meno, anche poche decine di migliaia, in questi giorni le librerie italiane dovrebbero essere prese letteralmente d'assalto da folle di persone ansiose di venire in possesso e di leggere un libro appena uscito: "Io credevo nel partito", di Giulio Seniga. [...]
    Leggi tutto su:  iljournal.it
    SCHEDA: Credevo nel partito
  • 10_5_2011 - "Adieu pearà" su Carmilla
    Recensione a cura di di Gianfranco Marelli.

    Provate ad immaginare un luogo e un tempo dove a fallire sono le biblioteche, gli ospedali, le scuole e persino le chiese. Dove è proibito spogliarsi negli spogliatoi, dove non ci si può sedere sulle panchine pubbliche per via di una sbarra in mezzo che ne impedisce l'utilizzo ai senza dimora, e dove la Proprietà del quotidiano più diffuso in città è «gente capace di andare d'accordo contemporaneamente (ma segretamente) con Cavour, Mussolini, De Gasperi, Andreotti, Craxi, Berlusconi, Maroni e Bonolis». [...]

    Continua su Carmilla



    SCHEDA: Adieu peara'
  • 5_5_2011 - Intervista a G. Cattini a proposito di "Nel nome di Garibaldi"

    In occasione della presentazione del suo volume "Nel nome di Garibaldi. I rivoluzionari catalani, i nipoti del Generale e la polizia di Mussolini (1923-1926)" presso la Libreria Einaudi, Giovanni Cattini è stato intervistato dalla «Gazzetta di Mantova».

    Leggi l'intervista sulla «Gazzetta di Mantova»


    SCARICA: GazzettaMN_20110505.jpg
    SCHEDA: Nel nome di Garibaldi
  • 1_5_2011 - "La miseria e i delitti" su A-rivista anarchica

    Il mito della società naturale

    di Nico Berti

    da «A-rivista anarchica» n. 362, maggio 2011

    Nella storia dell’anarchismo italiano la figura di Pietro Gori occupa un posto significativo: è stato infatti, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, di gran lunga l’esponente più popolare del movimento. Recentemente si è svolto a Pisa un convegno dedicato alla sua attività politica, sociale e culturale; nello stesso tempo la Biblioteca Serrantini ha pubblicato, a cura di Maurizio Antonioli e Franco Bertolucci, una antologia dei suoi scritti: Pietro Gori, La miseria e i delitti, BFS, Pisa 20011, euro 14,00; antologia che comprende temi riguardanti la sociologia penale e la sociologia criminale: un insieme di problemi che hanno avuto da parte del “poeta dell’anarchia” un’attenzione primaria. L’introduzione di Antonioli e Bertolucci dà conto tuttavia anche del più generale rapporto fra Gori e la storia del movimento operaio e socialista, affrontando alcune importanti questioni storiografiche e ideologiche. Sotto il profilo strettamente scientifico, La miseria e i delitti non può essere considerato oggi un testo di attualità. La sua importanza risiede invece nel rappresentare un chiaro esempio della mentalità progressista dell’epoca, la quale, a sua volta, riflette, in questo caso, una fede politica e ideale non comune perché mette in luce il senso profondo che animava una parte dell’intellettualità anarchica e dunque, di riflesso, evidenzia il peso e il significato della sua militanza e dell’incidenza propagandistica che essa ha avuto presso le classi subalterne. La cifra più importante dell’interpretazione goriana consiste nell’intrecciare la credenza deterministica, allora dominante, con il volontarismo etico. Si tratta dunque di leggere La miseria e i delitti alla luce di questo insieme problematico. Sintetizzando al massimo, possiamo dire che Gori non esce dall’ambito culturale del suo tempo, cioè dal positivismo. La sua concezione risente in modo quasi determinante di tale visione che assegna alla scienza il conseguimento della verità, sia essa sociale, politica, economica o filosofica. A suo giudizio la storia è depositaria di un tracciato destinato al miglioramento continuo del genere umano. La visione goriana è fondata su un sostanziale ottimismo antropologico, con un approccio enfaticamente illuministico, per cui tutto il passato è giudicato in modo negativo. Nel positivismo di Gori non vi è soluzione di continuità tra il mondo fisico e il mondo morale, essendo tali determinazioni soltanto delle espressioni diverse di una medesima realtà. Infatti le stesse leggi che reggono le sorti del mondo naturale reggono anche quelle del mondo morale. Ne consegue che l’azione degli uomini è inserita organicamente senza soluzione di continuità in questo tutto; essa, in sostanza, è priva di una propria autonomia. E con ciò Gori riprende la polemica materialistica contro la concezione “idealistica” del libero arbitrio, che intende prescindere dalla forza cogente del contesto storico, geografico, economico e sociale. La volontà umana, malgrado l’illusione di essere libera e sovrana nella sua scelta, non fa che subire le forze esterne e interne, fisiche, sociali o morali tra loro amalgamate, per cui la scelta della volontà non è in ultima analisi che la pressione inavvertita, ma non meno esistente, dei motivi psichici coagenti sulla volontà stessa. E come non si può sfuggire al contesto fisico-naturale, così non si può sfuggire al contesto storico-sociale. Di qui l’evidente predominanza della società rispetto all’individuo, il quale si trova, in un certo senso, condizionato in modo determinante dall’ambiente che lo circonda. Poste l’insieme di queste premesse, è legittimo allora chiedersi: cosa spinge gli esseri umani alla ribellione e alla ricerca della libertà? Se sono fisicamente e socialmente determinati, come riusciranno a diventare liberi? A queste ovvie domande Gori risponde, richiamandosi a Kant e Guyau; afferma infatti che se l’uomo è figlio dell’ambiente lo è «anche di se stesso», cioè del suo senso morale, il quale gli impone di riconoscere il diritto altrui spingendolo a rispettarlo. Di qui l’idea che il senso rivoluzionario è un sentimento morale, per cui la ribellione non è altro che il diritto di legittima difesa che rende necessaria la violenza nell’individuo e nella società; essa è il fondamento morale delle rivoluzioni contro qualsiasi forma di tirannia, anche se «la morale anarchica è la negazione completa della violenza». Poiché l’uomo fa tutt’uno con la società, occorre che questa sia capace di rispondere alle necessità insopprimibili degli individui. Solo una società liberata dall’oppressione della proprietà privata può essere in grado di fronteggiare un simile compito. Pertanto la società anarchica non potrà che essere quel regime sociale dove la soluzione del problema della libertà presupporrà una soluzione socialista della proprietà, soluzione, a sua volta, che giungerà alla sua applicazione integrale soltanto attraverso il principio della giustizia comunista (“ognuno dà secondo le sue forze e riceve secondo i suoi bisogni”). Infatti l’anarchia non è che il coronamento necessario ed ineluttabile del socialismo perché se il socialismo vuol dire la fine d’ogni sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’anarchia significherà la soppressione d’ogni autorità dell’uomo sull’uomo. Ecco perché, più che proclamare astratti diritti, è molto meglio parlare di concreti bisogni, i quali sono il substrato positivo d’ogni diritto. Concepiti nella loro ultima essenza (cioè nella loro ragione naturale), essi si riducono al diritto di vivere e al diritto di amare. D’altra parte il soddisfacimento di queste primarie istanze naturali può avvenire attraverso il carattere tutto spontaneo e libero del loro funzionamento, che implica la necessità di assecondarne il flusso poiché esso coincide con l’intrinseco carattere “naturalistico” della società. Affiora così, attraverso il determinismo positivistico, un topos classico dell’anarchismo, quello del mito della società naturale quale esistenza antecedente al “degenerato”, successivo sviluppo storico: l’anarchia è insomma il coronamento culturale della società naturale. Siamo, come si vede, alla vulgata di Rousseau, Godwin e Kropotkin. Gori, infatti, enfaticamente si domanda: «l’ordine ammirabile della natura ha egli bisogno di altre leggi, all’infuori di quelle rigide e inviolabili da cui dipende tutta l’esistenza delle cose, e lo sviluppo dei fatti e dei fenomeni? No! Perché questo è l’ordine vero; e le sue leggi sono ubbidite dappertutto senza bisogno di gendarmi, poiché se qualcuno si mette contro di loro trova nella sua disubbidienza il castigo meritato». In conclusione, l’anarchia è finalmente la scoperta del vero ordine sociale, tanto da poter concludere che «gli odierni rivoluzionari sono i veri elementi d’ordine». Naturalmente la realizzazione di questa utopia non porterà alla realizzazione della società perfetta, al conseguimento della felicità universale, perché il male «non scomparirà del tutto»; esso, però, «diminuirà grandemente la somma delle sofferenze umane».

    http://anarca-bolo.ch/a-rivista/362/53.htm


    SCHEDA: La miseria e i delitti
  • 30_4_2011 - "Adieu pearà" su Veronainblog
    Recensione a cura di Giorgio Montolli:

    La consegna è avvenuta così come ci si attendeva, modello pacco bomba: campanello, inserimento in cassetta dell'oggetto dopo aver inviato una mail per chiedere la recensione, fuga a cavalcioni di un Vespino anni Settanta. La bomba è un libro che porta il titolo Adieu Pearà ambientato nella Verona del 2029. Un bel racconto, peccato non esista un autore fisico. Per scelta, visto che il Giulio Meazza che compare in copertina non è iscritto all'anagrafe ma fa parte de L'ombroso, pseudogruppo di sputaveleno, denigratori della nostra bella Verona e di chi la governa, la cui posta, rigorosamente anonima, ha una sua precisa collocazione nella cartella "Fuori di testa" del nostro PC. [...]

    Continua su Veronainblog

    SCHEDA: Adieu peara'
  • 19_4_2011 - "Nel nome di Garibaldi" su Maelstrom

    Recensione a cura di Damiano Palano:

    Le celebrazioni dei centocinquant'anni dell'unificazione italiana hanno riaperto il dibattito sul rapporto fra il patriottismo del Risorgimento e il nazionalismo coltivato dal regime fascista. Nel suo recente "Sublime madre nostra. La nazione italiana dal Risorgimento al fascismo" (Laterza, Roma - Bari, 2011), Alberto Maria Banti ha sostenuto, per esempio, che esiste una sostanziale continuità nella costruzione simbolica della 'nazione' italiana, benché gli obiettivi perseguiti dalle élite politiche e culturali, nei diversi periodi storici, mutino anche in modo sensibile. Com'è ovvio, non si tratta di una lettura unanimemente condivisa. Angelo D'Orsi, per esempio, ha criticato nettamente l'interpretazione avanzata da Banti, sostenendo che la Prima guerra mondiale costituisce un discrimine sostanziale fra il nazionalismo risorgimentale e il successivo nazionalismo aggressivo e imperialistico, coltivato da autori come Enrico Corradini, Alfredo Rocco e Francesco Coppola, cui il fascismo avrebbe attinto per l'elaborazione del proprio immaginario. Nonostante ci siano elementi di continuità, secondo D'Orsi è scorretto accomunare le retoriche utilizzate da questi due differenti nazionalismi. [...]

    Continua su: Maelstrom


    SCHEDA: Nel nome di Garibaldi
  • 6_4_2011 - "Adieu pearà" su Carta Estnord, intervista esclusiva
    "Adieu pearà", il libro sulla Verona del futuro. Intervista esclusiva al misterioso autore Giulio Meazza
     
    "Adieu Pearà" è un libro di fantascienza, ma dal momento che l'idea di futuro è morta da qualche tempo, è un libro che parla del presente. Un presente incancrenito nel 2029, in una Verona che ha i caratteri dell'attualità estremizzati. Il libro fa ridere amaro, ma è anche una parabola sulla necessità della risata come elemento di consapevolezza e prefigurazione di un possibile cambiamento, quando la realtà intorno si fa grottesca. Il volume è firmato con lo pseudonimo Giulio Meazza, dietro cui si celano i misteriosi autori del blog e della rivista satirica veronese L'ombroso. O almeno così credevamo. Fino a quando i «lombrosiani» sono riusciti a mettersi in contatto con il buon Meazza che, dal futuro e dalla Mongolia, ha voluto rispondere insieme a Max Brododidado [una delle menti dietro il progetto «lombrosiano»] alle nostre domande. «A Brododidado dobbiamo la scoperta prematura di questo scrittore, e a lui dobbiamo la paziente opera di decifrazione dei microgrammi ricevuti e la laboriosa stesura finale del testo mediante lo scambio ininterrotto per più di un anno di innumerevoli cablogrammi con il futuro autore» scrivono i misteriosi satiri clandestini, prima di passare alle domande.

    L'intervista su
    Carta Estnord

    SCHEDA: Adieu peara'
  • 4_3_2011 - "Adieu pearà" su Radiopopolare VR e giorgiobragaja.blogspot.com
    Intervento di Giorgio Bragaja del 4 marzo 2011 sulle frequenze di Radiopopolare Verona a proposito di "Adieu pearà", ripreso poi dal suo blog:
    Correva l'anno 2029, Verona con poca gente per le strade. Africani, islamici, slavi, zingari, al pari degli investitori, sono emigrati in massa verso i nuovi mercati cinesi e indiani. La città è svuotata, spettrale, perlustrata, la sera, da minacciose ronde armate. È sindaco Swirner, l'attuale direttore di Telenuovo ed è molto influente monsignor Fagiani. Verona, divisa in due dal fiume lo è anche socialmente e politicamente in opposte fazioni: destra Adige e sinistra Adige, come dopo la pace di Luneville del 1801, quando l'occupante francese, a destra Adige, chiamava spregiativamente Veronette la parte di Verona, a sinistra Adige, occupata dagli austriaci. Le due parti, nel 2029, finiranno per scontrarsi violentemente. L'epilogo si scopre con la lettura del libro.
    Il libro, uscito da pochi giorni, è: "Adieu pearà". L'autore mantiene l'anonimato sotto il falso nome di Giulio Meazza. Il libro è stato voluto dalla redazione de "L'ombroso" periodico veronese (semiclandestino) di "miserie umane e misurazioni maxillofacciali". Leggendolo si ride? Direi proprio di no. Neppure amaro si ride. Ci si arrabbia e, poi, si vorrebbe far qualcosa perché il 2029 che verrà sia diverso da quello descritto dal libro. E' un libro che è bene leggere. Parafrasando una celeberrima e orrenda canzone: "... meno male che "L'ombroso" c'è".

    SCHEDA: Adieu peara'
  • 28_2_2011 - "Sentinelle perdute" su Storia e Futuro
    Marco Manfredi recensisce "Sentinelle perdute. Gli anarchici, la morte, la guerra" di Maurizio Antonioli sul numero 25 di «Storia e futuro», rivista di storia e storiografia, febbraio 2011:
    Associare i temi lugubri della morte e della guerra ad un movimento per vocazione antimilitarista e fortemente proteso verso il "Sol dell'Avvenire" potrebbe apparire a prima vista una singolare stranezza o una forzata provocazione. Se a farlo è tuttavia Maurizio Antonioli, uno dei maggiori conoscitori della storia politica del movimento operaio italiano, ed in particolare della sua variante anarchica, ma da sempre attento anche al peso e all'influenza degli immaginari delle classi subalterne e al ruolo giocato in essi dalla forza del rituale (si vedano ad esempio i suoi pionieristici studi sulla forza evocativa del primo maggio), l'associazione non deve apparire troppo estemporanea e merita forse di essere presa sul serio [...]
    Continua su: www.storiaefuturo.com

    SCHEDA: Sentinelle perdute
  • 3_1_2011 - "Contro la Chiesa" su Spagna contemporanea
    Sul numero 38/2010 di «Spagna contemporanea», semestrale di storia, cultura e bibliografia, Laura Orlandini ha pubblicato un'articolata recensione di "Contro la Chiesa":
    L'Italia e Francisco Ferrer: la risposta di piazza e la diffusione del mito
    Il 13 ottobre 1909, nel castello di Montjuich, a Barcellona, veniva fucilato Francisco Ferrer y Guardia, pedagogo di simpatie anarchiche accusato di aver progettato e diretto la rivolta barcellonese del luglio precedente, chiamata poi "Semana Tragica". Lo stesso giorno dell'esecuzione, in molte piazze italiane, numerose manifestazioni di protesta riuscivano a mettere in allarme le forze dell'ordine e facevano gridare allo sdegno cattolici e conservatori di tutto il paese, proponendosi al contempo come punto d'incontro di forze politiche solitamente distanti fra loro. Un volume pubblicato recentemente per i "Quaderni" della Rivista storica dell'anarchismo, "Contro la Chiesa. I moti pro Ferrer del 1909 in Italia", curato da Maurizio Antonioli (BFS Edizioni), si propone di mettere luce sui vari episodi che costituirono la risposta di piazza al processo e all'esecuzione di Ferrer, personaggio geograficamente lontano dalle lotte politiche italiane, ma che divenne un simbolo straordinariamente efficace attorno al quale fu possibile radunare le diverse anime della battaglia laicista. [...]
    www.spagnacontemporanea.it

    SCARICA: 2010Spacont38_Orlandini.pdf
    SCHEDA: Contro la Chiesa
  • 2_1_2011 - "Contro la Chiesa" sul sito della SISSCO
    Recensione di Claudio Venza:
    Uno dei principali movimenti di tipo anticlericale nell'Italia unita si sviluppò quale protesta contro la fucilazione del pedagogo libertario e massone Francisco Ferrer, avvenuta a Barcellona il 13 ottobre del 1909. Egli fu un protagonista della sfida laica al sistema educativo spagnolo, debole e controllato dalle istituzioni ecclesiastiche. La sua «Scuola moderna», fondata nel 1901 e in rapida crescita, interferì con il quasi monopolio clericale reso ancora più solido in seguito all'arrivo di molti docenti religiosi da poco espulsi dalla Francia.Il presente volume ricostruisce le agitazioni anticlericali, finora poco studiate dalla storiografia italiana, che coinvolsero molte città e intere regioni attorno al primo decennio del secolo scorso. Secondo Antonioli l'analisi di questi eventi serve anche a sfatare il mito di «un'Italia saldamente ancorata al cattolicesimo» (p. 8) offrendo un quadro articolato delle agitazioni che investirono regioni italiane assai diverse se non contrapposte. Dalla Toscana rossa (Franco Bertolucci) al Veneto bianco (Andrea Dilemmi), dalle Marche (Roberto Giulianelli) alla Campania (Giuseppe Aragno), dall'Abruzzo (Edoardo Puglielli) alla Sicilia (Santi Fedele e Natale Musarra), comizi e scontri con la polizia, mozioni e monumenti (e perfino apostasie di migliaia di battezzati) animarono l'Italia giolittiana. Diverse città furono teatro di grandi manifestazioni: da Milano (Jorge Torre Santos) a Roma (Pasquale Iuso) a Ravenna (Alessandro Luparini). La mobilitazione pro Ferrer costituì il terreno, più unico che raro, per inedite alleanze: anarchici e socialisti, repubblicani e radicali, democratici e sindacalisti rivoluzionari e finanche circoli di giovani liberali e seguaci cristiani di Romolo Murri si pronunciarono contro l'uccisione del «martire del libero pensiero», come fu definito allora e rievocato di frequente nel volume. La grande partecipazione alle dimostrazioni spinse a pubblicare appelli quali «Abbattiamo il Vaticano!» (Antonio Mameli). La stampa cattolica (Massimo Ortalli) lo definì piuttosto «provocatore, istigatore e responsabile dei massacri di Barcellona». [...]
    Leggi tutto su: www.sissco.it

    SCHEDA: Contro la Chiesa
  • 1_1_2011 - "Femminismo e anarchia" su DEP. Deportate, Esuli, Profughe
    Adriana Lotto recensisce "Femminismo e anarchia" di Emma Goldman (a cura di Bruna Bianchi) sul numero 15 della rivista telematica «DEP. Deportate, Esuli, Profughe», del gennaio 2011:
    Si tratta di cinque saggi riediti con nuova cura e in traduzione rivista di cinque saggi e di due articoli inediti, introdotti da Bruna Bianchi che si sofferma sui tratti più salienti del pensiero dell'anarchica femminista ebrea, originaria della Lituania ed immigrata giovanissima in America, e sulla scarsa o riduttiva considerazione che esso ebbe, prevaricato come fu, sottolinea Bianchi, dalla prorompente vitalità e dall'indefesso attivismo di Goldman, complice anche la sua autobiografia. È sulla falsariga di quella, infatti, che furono condotti i primi studi, a partire da quello di Richard Drinnon del 1961, il quale escluse perentoriamente che "fosse una pensatrice politica e sociale di rilievo". Semmai una divulgatrice di teorie altrui. Soltanto negli anni Settanta, il movimento femminista scoprì e rivalutò, sotto la spinta dei tempi (contestazione studentesca, movimento contro la guerra), il pensiero di Goldman rinvenendone le matrici culturali, europee e americane. [...]
    DEP. Deportate, Esuli, Profughe

    SCARICA: 23_Bianchi.pdf
    SCHEDA: Femminismo e anarchia
  • 1_1_2011 - "Contro la Chiesa" su L'Ateo
    Francesco D'Alpa presenta "Contro la Chiesa. I moti pro Ferrer del 1909 in Italia" su «L'Ateo», rivista dell'Unione degli atei e agnostici razionalisti (n. 1/2011):
    Il Risorgimento, che oltre ad unificare l'Italia aveva abbattuto il secolare potere temporale dei papi, non riuscì in quella parte del suo progetto che riuniva le istanze più strettamente anticonfessionali ed anticlericali. Ma il tentativo proseguì a lungo ed in buona parte si concretizzò in quel vasto e propositivo movimento autodefinitosi "libero pensiero", assai vitale fra tardo Ottocento e primo Novecento. L'ambizione dichiarata era quella di liberare la società dalla gabbia del pensiero e dell'indottrinamento religioso, anche in quanto alleato sempre e ovunque del potere. [...]
    L'Ateo on line

    SCARICA: Ateo.pdf
    SCHEDA: Contro la Chiesa
  • 31_12_2010 - "Un ebreo garibaldino" su Rivista di storia finanziaria
    Scheda di "Un ebreo garibaldino" su «Rivista di storia finanziaria», numero 25, luglio-dicembre 2010

    SCARICA: Recensione ebreo.pdf
    SCHEDA: Un ebreo garibaldino
  • 10_12_2010 - "La miseria e i delitti" su Pisanotizie.it
    Il volume edito da Edizioni Bfs, a cura di Franco Bertolucci e Maurio Antonioli, dedicato ai primi testi teorici e di studio dell'avvocato, pubblicista e militante anarchico. Una nuova edizione critica per comprendere appieno la formazione e la ricchezza teorica e d'azione che hanno fatto di Gori una delle voci più ascoltate nella storia dell'anarchismo internazionale. [...]
    Continua a leggere su:

    SCHEDA: La miseria e i delitti
  • 31_10_2010 - "Durruti e la rivoluzione spagnola" su Sicilia Libertaria
    Recensione di Libero Siciliano su «Sicilia Libertaria» n. 299, ottobre 2010:
    Alla fine delle 650 pagine di questo libro su Durruti, si ha la sensazione di essere vissuti sospesi per tutto il tempo della lettura. Sospesi in un periodo lontano, ma proiettati continuamente nel presente, perché sono autentici e attuali gli imput che Buenaventura Durruti dà al lettore, per la mano di Diego Camacho, il nostro vecchio Abel Paz, autore di numerosi testi, di cui questo rappresenta sicuramente il libro della sua vita (...).

    SCARICA: Durruti.doc
    SCHEDA: Durruti e la Rivoluzione spagnola - "Diego"
  • 30_8_2010 - "Le parole del Novecento" su A rivista anarchica
    "Le parole di Pier Carlo" e "Un punto di vista libertario" di Giorgio Mangini sul n. 355 di A rivista anarchica.

    SCHEDA: Le parole del Novecento
  • 13_8_2010 - "Le parole del Novecento" su il Giornale
    Recensione di Giampietro Berti su «il Giornale», 13 agosto 2010.
    SCARICA: La_fiaccola_dell_anarchia_13-08-2010.pdf
    SCHEDA: Le parole del Novecento
  • 30_7_2010 - "Le nuove camicie brune" su Guerre e Pace
    Recensione da "Guerre e Pace", n. 159, giugno-luglio 2010, p. 62
    Il sito di Guerre e Pace
    SCARICA: 62bassa.pdf
    SCHEDA: Le nuove camicie brune
  • 22_7_2010 - "Le parole del Novecento" sul Corriere della Sera
    Recensione di Arturo Colombo sul «Corriere della Sera», 22 luglio 2010.
    SCARICA: CorSera_220710.jpg
    SCHEDA: Le parole del Novecento
  • 21_7_2010 - "Le parole del Novecento" su il Recensore
    Articolo di Francesco Bove.
    "Le parole del novecento" (BFS Edizioni, 2010) per anni è stato dimenticato nonostante la sua valenza storico-politica e il suo carattere di unicità nel descrivere e spiegare alcune parole chiave della storia contemporanea. Redatto tra il 1978 e il 1983, viene restituito ai lettori in una buona edizione, arricchito di tre articoli di Masini che risalgono allo stesso periodo.
    continua su
    il Recensore
    SCHEDA: Le parole del Novecento
  • 11_6_2010 - "Le parole del Novecento" su Left
    Recensione di Adriano Prosperi su Left n. 23, 11 giugno 2010.
    SCARICA: Leftok.jpg
    SCHEDA: Le parole del Novecento
  • 7_6_2010 - "I pregiudizi contro gli 'zingari' spiegati al mio cane" su kaizenology
    Fin da bambino, purtroppo, sono stato abituato a sospettare di quelli che venivano identificati  come "zingari".  "Stai lontano che quelli ti rubano i soldi" "Non farti prendere che poi ti rivendono all'estero!" Ecco, frasi di questo tipo rendevano solida e reale la mia paura verso quei ragazzetti dalla faccia sporca e i vestiti sgualciti che vedevamo aggirarsi in piccoli gruppi per la città. Io sono nato e cresciuto a Bolzano, non certo la città più ospitale d'Europa, forse la più pulita e ordinata, una città che comunque ha sempre nascosto sotto la sua patina di cortesia e civiltà una diffidenza e spesso un odio per tutto ciò che è diverso e incomprensibile. E agli occhi di bambini come noi, ben vestiti e anche un po' viziati, gli "zingari" erano diversi e soprattutto incomprensibili: non capivamo i loro sorrisi, ci metteva a disagio la loro spigliatezza, ci infastidiva il loro vestire da pezzenti. Ero bambino, quindi forse scusabile, ma ora, trent'anni dopo, mi accorgo  che la situazione è drasticamente peggiorata. Nessuno in Italia sembra più avere a cuore la sorte di queste persone e quasi nessuno sembra più interessarsi ai loro problemi, alle loro difficoltà di vivere in un paese che li ha dimenticati. Avrete notato che fino ad ora ho messo la parola "zingari" fra parentesi perché in realtà è un termine errato. Perché? Prima di tutto perché si tratta di un eteronimo. Cioè di un termine attribuito dall'esterno, imposto. Quindi comincerei col chiamare le persone con il loro nome.
    Continua su kaizenology

    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 1_6_2010 - "I pregiudizi contro gli 'zingari' spiegati al mio cane" su www.ucebi.it
    Un pamphlet per riflettere intorno ai luoghi comuni italiani  intorno a Rom e Sinti,  per scoprire che la maggior parte è legato alla rappresentazione distorta delle vicende di una popolazione certamente variegata e disomogenea, ma che per circa il 50% è italiano, non è nomade, e nutre un sincero desiderio di integrazione. Un volumetto per ripercorrere origini e contemporaneità dello stigma di "zingaro" che accompagna la vita quotidiana di circa 150.000 donne e uomini.
    ucebi.it
    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 1_6_2010 - "Durruti e la Rivoluzione spagnola" su A rivista anarchica
    A dieci anni di distanza dalla prima edizione in due tomi, ormai esaurita, e un anno dopo la scomparsa del suo autore, torna Durruti e la rivoluzione spagnola, la fondamentale biografia ad opera di Abel Paz, in una nuova edizione riveduta, con DVD allegato. Pubblichiamo una parte della nuova introduzione e il testo dell'ultima intervista con Buenaventura Durruti.
    "Il ritorno di Durruti", sul n. 354 di A rivista anarchica

    SCHEDA: Durruti e la Rivoluzione spagnola - "Diego"
  • 10_5_2010 - Intervista a Leslie Ray su Pisanotizie.it
    Intervista a Leslie Ray, autore di "La lingua della terra. I Mapuche in Argentina e Cile", storie di ordinaria repressione di un popolo sospeso tra resistenza e assimilazione.
    pisanotizie.it
    SCHEDA: La lingua della terra
  • 1_5_2010 - "La lingua della terra" su Eja. Limbas natziones culturas
    Recensione in lingua sarda su Eja. Limbas natziones culturas, n. 4, maggio 2010.
    SCARICA: papirosinteros.jpg
    SCHEDA: La lingua della terra
  • 1_5_2010 - "I pregiudizi contro gli 'zingari' spiegati al mio cane" su Eja. Limbas natziones culturas
    Recensione in lingua sarda su Eja. Limbas natziones culturas, n. 4, maggio 2010.
    SCARICA: papirosinteros.jpg
    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 1_5_2010 - "L'anarchia spiegata a mia figlia" su A rivista anarchica
    "Papà, mi racconti l'anarchia?", sul n. 353 di A rivista anarchica
    SCHEDA: L'anarchia spiegata a mia figlia
  • 1_5_2010 - "La lingua della terra" su A rivista anarchica
    Tra Argentina e Cile, la travagliata esistenza di un popolo impegnato per la propria sopravvivenza in un impari confronto con gli stati nazionali e con le imprese multinazionali. Ecco l'introduzione scritta dall'autore di un libro appena pubblicato dalle edizioni BFS.
    "Le lotte dei Mapuche", sul n. 353 di A rivista anarchica

    SCHEDA: La lingua della terra
  • 28_4_2010 - "Un ebreo garibaldino" su The Forward Newspaper online
    Recensione di Benjamin Ivry in lingua inglese su
    The Forward Newspaper online
    SCHEDA: Un ebreo garibaldino
  • 30_3_2010 - "Femminismo e anarchia" su Cenerentola, mensile libertario
    Diciamocela tutta, esistono autori e "maestri" palesemente inflazionati, i cui libri languono negli scaffali di librerie, circoli e laboratori per anni e anni (me ne ricordo uno di Bakunin, qualche anno fa, che ormai era quasi diventato un fossile), e ne esistono invece altri che per la scarsa reperibilità di testi o per l'incisività ed attualità del loro pensiero trovano nel pubblico sinceri estimatori tanto da mandare esaurite tutte le copie in tempi ragionevoli.
    Emma Goldman (1869-1940) ricade nella seconda categoria, e leggendo questo libro si capisce anche il perché: gli articoli qui pubblicati mostrano una mente affilata ed eclettica, sicuramente ideologizzata ma sempre pragmatica, intellettuale acuta ma anche trascinatrice e grande oratrice militante.
    Il pregio del volumetto in analisi è soprattutto quello di mostrare a grandi linee un pensiero compiuto di teoria ed azione, in cui le classiche roboanti sparate a cui molti "maestri" erano avvezzi sono assenti. Un pensiero nitido volto all'emancipazione dell'individuo come artefice della società, in cui la dimensione umanista è il punto di partenza per una critica forte al perbenismo borghese e ai luoghi comuni imposti dal potere che incatenano l'essere umano. Questa fu la base su cui si sviluppò il femminismo rivoluzionario di Emma Goldman in cui emancipazione non significa diritto a detenere la patente dell'imbecille (scheda elettorale n.d.a.), capacità organizzativa non significa creare comitati per mendicare diritti in una società basata sulla prevaricazione; il femminismo rivoluzionario di Emma fu prima di tutto basato sulla necessità di creare spazi di azione, in cui la donna potesse autodeterminarsi tanto a livello materiale, quanto a livello psichico e spirituale. Purtroppo, e tanto per non cambiare, il pensiero di chi vuole cambiare radicalmente lo status quo finisce sepolto dalla meschinità del potere… Ma si! In fondo ci rimane il femminismo dell'altra Emma, la Bonino intendo, un femminismo ormai anomico e in crisi sorpassato a destra dalle veline e a sinistra dai trans: chi pensa di cambiare il sistema finisce fagocitato dal sistema.
    cenerentola

    SCHEDA: Femminismo e anarchia
  • 12_3_2010 - "La rivoluzione è una suora che si spoglia" su Carmilla
    Questa breve testimonianza di vita vissuta, già apparsa su A Rivista anarchica, è tratta dal volumetto La rivoluzione è una suora che si spoglia, BSF Edizioni, Pisa, 2009, pp.122, € 12,00; raccolta di testimonianze, a cura della pisana Biblioteca Franco Serantini, di undici scrittori (Abbate, Bertante, Cacucci, Cardinale, Colagrande, Evangelisti, Maggiani, Nori, Philopat, Tassinari, Vighi) che nella loro vita hanno incrociato il movimento anarchico, o per adesione o per affinità.)
    Carmilla on line
    SCHEDA: La rivoluzione è una suora che si spoglia
  • 12_3_2010 - Intervista a Flaviano Bianchini su Left
    Intervista a Flaviano Bianchini, autore di "In Tibet. Un viaggio clandestino", sul settimanale Left n.10, 12 marzo 2010.

    SCARICA: Tibet_Left_ok.pdf
    SCHEDA: In Tibet
  • 1_3_2010 - "La rivoluzione è una suora che si spoglia" su A rivista anarchica
    È uscito in libreria un libretto che raccoglie gli scritti di una dozzina di scrittori, che parlano del loro rapporto con le idee e le persone dell'anarchia.
    Ne riportiamo in queste pagine la prefazione di Carlo Oliva e gli scritti di Pino Cacucci e Valerio Evangelisti.
    "Scrittori e anarchia", sul n. 351 di A rivista anarchica
    SCHEDA: La rivoluzione è una suora che si spoglia
  • 31_12_2009 - «A rivista anarchica» - Dossier Francisco Ferrer
    Un secolo dopo le fucilate statali e clericali
    Nel primo centenario dell'esecuzione di Francisco Ferrer y Guardia, anarchico catalano, pedagogista libertario e figura di punta dell'anticlericalismo, «A Rivista anarchica» (a. 39, n. 349, dicembre 2009-gennaio 2010) gli ha dedicato un dossier, curato da Franco Bertolucci della Biblioteca Franco Serantini di Pisa e delle collegate edizioni BFS.
    Sommario:
    - Isabel Farah e Franco Bertolucci, "Bruxelles per Ferrer"
    - Franco Bertolucci, "A ricordo imperituro…: le lapidi"
    - Massimo Ortalli, "Metterlo a posto"
    - Maria-Teresa Molares, "Cancellazione e restituzione del ricordo di Ferrer"
    - Sylvain Wagnon, "Le immagini di Ferrer in Francia, 1909"

    SCHEDA: Contro la Chiesa
  • 1_11_2009 - "Compendio del Capitale" su A rivista anarchica
    "Il ritorno di Cafiero", sul n. 348 di A rivista anarchica
    SCHEDA: Compendio del Capitale
  • 27_10_2009 - Intervista a Saverio Ferrari su Pisanotizie.it
    Neofascismo in Italia, una deriva dalle molte radici.
    Intervista a Saverio Ferrari, autore di "Le nuove camicie brune. Il Neofascismo oggi in Italia" (BFS Edizioni), sulle cause del dilagare delle destre estreme in Italia.
    pisanotizie.it
    SCHEDA: Le nuove camicie brune
  • 8_10_2009 - "In Tibet" su il Fogliaccio
    il blog di Flaviano Bianchini
    SCARICA: Il_Fogliaccio_25-09-09.pdf
    SCHEDA: In Tibet
  • 30_9_2009 - Intervista a Flaviano Bianchini su Pisanotizie.it
    Andare in Tibet a piedi. Viaggio e storia dall'ultima frontiera.
    Intervista a Flaviano Bianchini, autore di "In Tibet. Un viaggio clandestino".
    pisanotizie.it
    il blog di Flaviano Bianchini

    SCHEDA: In Tibet
  • 13_9_2009 - "Un ebreo garibaldino" su Il Sole 24ore
    Recensione di Giulio Busi.
    SCARICA: S24h.jpg
    SCHEDA: Un ebreo garibaldino
  • 6_9_2009 - "In Tibet" su scienzamontagna.wordpress.com
    Incontro (clandestino) con il Tibet
    di Jacopo Pasotti
    Il tetto del mondo, la patria del buddismo. In molti vorrebbero poter visitare, conoscere, il Tibet ed i popoli che vi abitano. Purtroppo non è stato quasi mai possibile visitarlo in libertà. Dal 1951, quando fu invaso dalla Cina il solo modo per visitare il Tibet è un viaggio organizzato da un tour operator cinese. Non c'è altra alternativa legale.
    Sempre che si voglia obbidire alla legalita' di un paese invasore ed oppressore. Non era questa la filosofia di Flaviano Bianchini quando ha intrapreso quasi 800 chilometri in compagnia di un pellegrino buddista che tornava a piedi a Lhasa dopo aver percorso i 108 circuiti sacri del monte Kailash. Flaviano aveva conosciuto monaco buddista nell'aprile del 2007. Si chiamava Palden Gyatso ed recluso per trentatre anni nelle carceri cinesi per non aver denunciato il Dalai Lama e la sua "cricca reazionaria". «Io non posso più visitare il Paese delle Nevi», gli disse in quell'occasione: «vai tu e dimmi com'è». E Flaviano, e' biologo, e la sua professione consiste nel denunciare per Peacelink, una ONG italiana, le ingiustizie sociale e crminalita ambientali delle compagnie minerarie mondiali. Ha compiuto un lungo viaggio "clandestino", camminando per giorni con il vento dell'altipiano come unico compagno.
    Ma il giovane inviato del monaco galeotto ha fatto lungo la strada incontri preziosi. Ha trovato ospitalità nei monasteri e nelle case della gente comune. Ha aiutato i pastori nomadi dell'altipiano a rigovernare gli yak in cambio di un pasto caldo. Ha visitato il campo base dell'Everest, dove ha visto la sporcizia delle spedizioni commerciali. Ha incontrato ex prigionieri politici ed ex combattenti. Ha visitato i luoghi dove è nato e cresciuto il suo amico Palden Gyatso. Ha visitato i monasteri restaurati dai cinesi per poterli riempire di turisti. Ha ripercorso le strade di Henrich Harrer e di Fosco Maraini più di mezzo secolo dopo di loro. Ha conosciuto le vie degli esuli tibetani, che a migliaia ogni anno si riversano in India e in Nepal, e anche le vie dei contrabbandieri e degli ex guerriglieri. Ha incontrato persone che tengono prudentemente nascoste bandiere tibetane e libri proibiti. Ma ha anche visto le moderne città cinesi fatte di palazzoni, karaoke e locali a luci rosse.
    Flaviano racconta la sua esperienza in un libro, dove spiega anche la sua filosofia piu' profonda: «Non posso sperare di entrare dentro il Tibet se non mi muovo come si muovono i tibetani. Se vuoi conoscere il Tibet l'unico modo è camminare».
    scienzamontagna.wordpress.com

    SCHEDA: In Tibet
  • 1_8_2009 - "In Tibet" su A rivista anarchica
    "Perché invidio Bianchini e il suo Tibet", articolo di Massimo Ortalli su A rivista anarchica, n. 346, estate 2009.
    Sicuramente non è solo un libro di viaggio questo che stiamo leggendo. O, perlomeno, non uno dei soliti libri di viaggio a cui siamo abituati, quelli, per intenderci, confezionati per invogliare il lettore a fare un po' di turismo nelle località descritte affidandosi pigramente a quanto già raccomandato dall' "esperto" di turno. Non è il solito libro di viaggio per due motivi. Il primo perché l'autore è un viaggiatore assolutamente speciale, consapevole che "se vuoi conoscere il Tibet l'unico modo è muoverti a piedi. Camminare", e che "il vero significato di un viaggio non sta nel raggiungere la meta ma nel percorso che si fa per raggiungerla", il secondo perché Bianchini ha una tale empatia con il paese e con il popolo che lo ospitano, che nel raccontare la straordinaria esperienza che ha vissuto, riesce a comunicare con singolare efficacia tutti i nodi, politici, sociali, culturali, che fanno del Tibet una sorta di campionario in corpore vili delle devastazioni che l'imperialismo, anzi, l'Imperialismo con la I maiuscola, riesce ancora a produrre in tempi che vorremmo considerare civili.
    A rivista anarchica

    SCHEDA: In Tibet
  • 30_6_2009 - "Le nuove camicie brune" su A rivista anarchica
    Si intitola "Le nuove camicie brune. Il neofascismo oggi in Italia" il libro di Saverio Ferrari, appena pubblicato dalle edizioni BFS (pagg. 80, euro 6,00). Ferrari studia da anni il fenomeno delle destre radicali e si occupa di ricerche storiche relative agli anni della "strategia della tensione". In questa sua ennesima opera Ferrari esamina con estrema chiarezza i nuovi raggruppamenti, i riferimenti politici e culturali, le simbologie e i miti di un preoccupante fenomeno
    L'introduzione è di Vincenzo Vasile. Eccola.
    A rivista anarchica, n. 345, giugno 2009

    SCHEDA: Le nuove camicie brune
  • 19_6_2009 - "Un ebreo garibaldino" sul Nuovo quotidiano di Puglia
    Angelo Petrelli segnala "Un ebreo garibaldino" sul "Nuovo quotidiano di Puglia" del 16 giugno 2009.

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    SCHEDA: Un ebreo garibaldino
  • 1_6_2009 - "Un ebreo garibaldino" su L'Indice
    L'Indice dei Libri di giugno pubblica una segnalazione a cura di Vincenzo Pinto di "Un ebreo garibaldino".

    SCARICA: recensione Indice.jpg
    SCHEDA: Un ebreo garibaldino
  • 1_6_2009 - "Un ebreo garibaldino" su Hazman Veharaion
    Bruno Porto su «Hazman Veharaion» (Il Tempo e l'idea), a. XVII, nn. 1-12 (Gen-Giu 2009)
    SCARICA: DSCN0740.jpg
    SCHEDA: Un ebreo garibaldino
  • 1_6_2009 - "Le nuove camicie brune" su Patria, mensile dell'ANPI, giugno 2009

    SCARICA: patria_giugno_090001.pdf
    SCHEDA: Le nuove camicie brune
  • 20_5_2009 - "Le nuove camicie brune" su BresciaOggi
    Oggi pomeriggio alle ore 17.30 alla libreria Rinascita il giornalista Saverio Ferrari presenta il suo ultimo libro «Le nuove camicie brune» (Bfs, pp. 79, euro 6) nell'ambito di «Pagine resistenti» in collaborazione con Anteo. Introduce Silvia Boffelli.
    Nel neofascismo italiano, che vegeta all'ombra della destra, fervono i lavori in corso: c'è qualcosa di nuovo che sa terribilmente di antico. L'opera stringata ma densa di Saverio Ferrari descrive una preoccupante metamorfosi di gruppi e formazioni estremiste che si richiamano a mitologie e universi simbolici nazisti, saltando i precedenti punti di riferimento che erano quelli del Ventennio. Quella che prima era solo una corrente minoritaria sembra trovare adepti. Le stesse istanze negazioniste dell'olocausto in Italia non avevano mai alzato il volume e in passato il Msi, il vecchio partito contenitore neofascista del dopoguerra, aveva sempre evitato non a caso di esaltare il collaborazionismo con i nazisti, non fosse altro che per rivendicare almeno una propria identità di immagine. Ora non più, è come se si fossero rotti dei freni inibitori. In questo senso le camicie nere stanno diventando sempre più brune. Rifacendosi a fatti di cronaca recente e documenti in mano, Ferrari esamina figure e modelli culturali di un fenomeno di ritorno e in ascesa che ha riportato in auge la Guardia di ferro rumena di Corneluius Codreanu, una delle pagine più inquietanti dell'antisemitismo e della xenofobia europea, senza dimenticare Lèon Degrelle, ex generale delle Waffen-SS, autoredella «Lettera aperta al Papa sulla truffa di Auschwitz» o Julius Evola, uno dei leader filosofici del conservatorismo radicale che trovò pure il tempo in alcuni suoi articoli per bollare di infamia il rock and roll, i Beatles e i «cantanti urlatori». Tutto questo in un contesto nostalgico di recupero di rune naziste, croci celtiche, rimandi occultistici che dovrebbero fare venire i brividi ad ogni spirito democratico. NI.DO

    SCHEDA: Le nuove camicie brune
  • 5_5_2009 - "Le nuove camicie brune" su La Nuova, quotidiano di Ferrara

    SCARICA: La_nuova_ferrara.pdf
    SCHEDA: Le nuove camicie brune
  • 30_4_2009 - "Sentinelle perdute" su A rivista anarchica
    Le edizioni BFS di Pisa escono in queste settimane con "Sentinelle perdute. Gli anarchici, la morte, la guerra" (pagg. 216, € 18,00). Nella pubblicistica, nella poesia, nella canzone anarchica la morte è un'immagine familiare, quasi invocata. Ma di quale morte si parla, la morte di chi? Tenendo nel mirino tale interrogativo, Antonioli - docente di Storia Contemporanea all'Università Statale di Milano e autore di innumerevoli opere sull'anarchismo e sul sindacalismo rivoluzionario - rintraccia alcune stimolanti risposte, indagando la produzione culturale del movimento, in particolare le sue espressioni meno "impegnate".
    Ecco la premessa dello stesso Antonioli.
    A rivista anarchica, n. 343, aprile 2009

    SCHEDA: Sentinelle perdute
  • 29_4_2009 - "Un ebreo garibaldino" sul portale Moked
    Noterelle - Prigionieri di Tito
    di Alberto Cavaglion
    Questa settimana vorrei segnalare un libro, stampato da una coraggiosa casa editrice specializzata in storia dell'anarchismo: Joseph Marcou-Baruch, "Un ebreo garibaldino", a c. di V. Vantaggio (Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 2009). Libertari anarcoidi hanno sempre fecondato la storia dell'ebraismo italiano, che per altro deve tutto a numerosi maestri stranieri (Chajes, Glass, Margulies, Beilinsohn). Marcou Baruch (1872-1899), originario di Costantinopoli aveva girovagato per l'Europa, prima di mettere radici in Italia. Attratto dai movimenti risorgimentali fu volontario al seguito di Ricciotti Garibaldi in occasione della guerra greco-turca. La curatrice annuncia una monografia su di lui, al termine di un lungo lavoro di scavo, di cui gli studiosi dovranno esserle grati.
    Troppo a lungo ci dimentichiamo di intellettuali anticonformisti come questo ebreo in camicia rossa. Baruch insegnò agli ebrei italiani di fine Ottocento che l'ebraismo è compreso nell'idea di "Oriente libero": per questo partì volontario per combattere in difesa della libertà della Grecia, in una guerra che vedeva come anticipatrice della libertà di Sion. Il nome di Marco Baruch è fondamentale per la storia del sionismo italiano. A lui si deve il primo documento "ufficiale". Come è noto, al primo congresso del 1897 gli italiani parteciparono in absentia, inviando un telegramma: "Ai piedi dell'Arco di Tito Marcou Baruch manda un saluto a chi riaccende il primo lume del candelabro".
    Il telegramma era firmato così: "I prigionieri di Tito". Un'assonanza con la mozartiana "clemenza" del medesimo? Non direi. Direi che era una metafora della schiavitù dell'ebraismo diasporico, una metafora ancora attuale per rappresentare il declino dell'ebraismo europeo, rispetto a quello americano e a quello israeliano. Chiamati a partecipare ad un congresso che ridisegnasse gli scenari del terzo millennio, prigionieri della memoria come siamo, prigionieri soprattutto della piccola politica italiana, insomma prigionieri di noi stessi credo dovremo continuare a mandare telegrammi con la firma del geniale Baruch.
    Moked, portale dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

    SCHEDA: Un ebreo garibaldino
  • 24_4_2009 - "Femminismo e anarchia" su www.ilfogliaccio.com
    La "rossa" del femminismo
    di Federica Manetti
    Emma Goldman, soprannominata "Emma la rossa", donna prima di tutto, ebrea e militante anarchica è l'autrice dei saggi (alcuni mai tradotti prima) contenuti in questa nuova antologia proposta dalla casa editrice pisana BFS edizioni. Un piccolo volume che racchiude in realtà al suo interno temi importanti a partire dal concetto generale di anarchia come fondamento per una società libera e indipendente. É però nel proseguo del testo che si rivela il vero cuore di questo libro che si snoda attraverso temi ancora fortemente attuali come il suffragio femminile, la prostituzione, la sessualità, il matrimonio, la gelosia, e trattandoli in maniera esplicita, con estrema chiarezza e anche con una certa semplicità capace di catturare l'attenzione del lettore.
    L'autrice, russa di nascita, ma emigrata a soli 16 anni negli Stati Uniti, diventò anarchica in ambiente americano in seguito alle forti repressioni che a quel tempo venivano fatte sul movimento anarchico e si presentò inoltre come una pioniera, sfidando l'opinione corrente sulla figura della donna nella società.
    Le sue idee, rivoluzionarie per il tempo, ruotano intorno alla convinzione che il mutamento sociale globale parta dalla capacità dell'individuo di conquistare la libertà di scelta ed azione in tutti gli aspetti della vita, a partire dalla dimensione privata; la maternità, ad esempio, viene concepita come libera scelta da parte della donna che deve, così liberarsi dagli schemi oppressivi di uno Stato che la vuole costretta nel ruolo di madre e moglie al servizio della sua famiglia. Tali ideali, assolutamente innovativi, partono dal presupposto che la donna stessa sia l'autrice della sua emancipazione totale, in quanto "bisogna che la donna capisca che la libertà potrà arrivare fino a dove arriva la sua forza di conquistare la propria libertà".
    Il fogliaccio

    SCHEDA: Femminismo e anarchia
  • 24_4_2009 - "Le nuove camicie brune" su Ansa
    LE NUOVE CAMICIE BRUNE, ANALISI SULLA DESTRA RADICALE
    (NOTIZIARIO LIBRI)
    (ANSA) - MILANO, 24 APR - Saverio Ferrari, Le nuove camicie brune (Bfs Edizioni, pag. 79 - 6,00 euro).
    È un universo formato da decine di sigle che nascono, si fondono con altre e si sciolgono per rinascere. È il mondo della destra radicale italiana che, dopo lo scioglimento dell'Msi ha percorso vie lontane dalla tradizione del fascismo
    italiano e molto piu' vicine al nazismo.
    Il libro di Saverio Ferrari, giornalista e studioso della destra radicale, è una sorta di manuale che aiuta a conoscere i riferimenti politici e culturali. Le simbologie e i miti di una costellazione di gruppi molto più vicina agli ideologi nazisti che al fascismo mussoliniano. Tra i riferimenti, per esempio,
    spicca Corneliu Zelea Codreanu, fondatore della Legione dell'Arcangelo Michele, movimento nazionalista romeno che attraverso la Guardia di Ferro sterminò gli ebrei del quartiere ebraico di Bucarest.
    È, quello della destra radicale italiano, un mondo molto attivo che utilizza il web per fare propaganda. Ferrari ha analizzato anche i simboli utilizzati dai gruppi scoprendo che il vecchio fascio littorio è stato pressoché abbandonato per far posto a croci runiche ed emblemi nazisti. ''La camicia nera - come scrive nella prefazione Vincenzo Vasile - sta virando sempre più verso il colore bruno''. Una casa editrice, nata a Milano nel 1989, ha addirittura assunto come logo lo stemma della 17/a SS Panzer-Grenadier-Division Gotz von Berlichingen.
    Più che a Mussolini e ai gerarchi del ventennio i giovani dei gruppi di destra guardano a Julius Evola, a René Guenon e al nazismo magico. D'altra parte - ricorda Ferrari in un capitolo del libro - il nucleo originale del primo partito
    nazista (Dap) fu fondato dagli uomini della Thule-Guesellschaft, i sedicenti "guardiani del misticismo teutonico" e Adolf Hitler, aderendo al Dap entrò in relazione con questo gruppo che aveva adottato la svastica. (ANSA).

    SCHEDA: Le nuove camicie brune
  • 23_4_2009 - "Le nuove camicie brune" su Liberazione
    "A destra della destra. Il neofascismo oggi" di Saverio Ferrari
    Verso il 25 aprile. All'ombra dei successi elettorali della coalizione berlusconiana e grazie allo sdoganamento politico operato in questi anni
    dalle forze del "centrodestra", attraverso accordi elettorali con le formazioni neofasciste sia a livello locale che nelle elezioni politiche nazionali, il radicalismo nero sembra aver trovato una nuova legittimazione. I richiami al passato di Salò e del nazismo e la ripresa della violenza squadrista sono perciò tornati d'attualità.
    Anticipiamo alcune parti del libro di Saverio Ferrari "Le nuove camicie brune. Il neofascismo oggi in Italia", in uscita in questi giorni per la Biblioteca Franco Serantini edizioni, che analizza le radici e la pericolosità di questo fenomeno.

    SCARICA: LIBERAZIONE_23_APRILE_2009.pdf
    SCHEDA: Le nuove camicie brune
  • 4_4_2009 - "Un ebreo garibaldino" su Rivistaonline
    Recensione di Angelo Pagliaro
    Il fenomeno del "garibaldinismo" è stato ampiamente studiato e analizzato, mentre l'indagine sui rapporti politici, ideologici, religiosi e psicologici tra le varie "ondate" e le varie componenti che costituiscono il "volontariato in armi" continua ad arricchirsi, giorno dopo giorno, di interessanti contributi storici. Segnaliamo ai nostri lettori un libro curato da Valentina Vantaggio, ricercatrice di Storia dell'ebraismo e di Relazioni internazionali presso l'Università del Salento e impreziosito da una prefazione di Maurizio Antonioli, docente di Storia contemporanea all'Università Statale di Milano. Nei suoi appunti, che costituiscono il cuore del libro, Joseph Marcou Baruch parla dei suoi incontri, racconta dei giorni passati ad Atene e dei suoi compagni d'armi...
    continua su Rivistaonline

    SCHEDA: Un ebreo garibaldino
  • 27_3_2009 - "Femminismo e anarchia" su Aut Aut
    Resoconto dell'iniziativa del 26 marzo a Pisa, presso la Casa dello Sudente Fascetti.
    (...) Come ha ampiamente illustrato nell'intervento di apertura la Professoressa Bruna Bianchi, docente dell'Università Cà Foscari di Venezia, curatrice della nuova edizione, la Goldman assume una posizione rilevante all'interno della lotta e del pensiero femminista anche per la centralità che essa riconosce alla presa di coscienza di sé che le donne devono compiere nel percorso sofferto verso l'emancipazione e la liberazione dall'oppressione maschile (...).
    Associazione culturale Aut Aut

    SCHEDA: Femminismo e anarchia
  • 1_3_2009 - "Divieto d'infanzia" su Il Tirreno
    "L'infanzia vietata: se ne parla con la studiosa Chiara Gazzola"
    SCARICA: ArticoloGazzola.pdf
    SCHEDA: Divieto d'infanzia
  • 28_2_2009 - "Onda su onda" su A rivista anarchica
    Con questo titolo le edizioni BFS pubblicano una raccolta di documenti elaborati in varie località dal nuovo movimento degli studenti. Ne pubblichiamo la stimolante introduzione.
    A rivista anarchica, n. 341, febbraio 2009

    SCHEDA: Onda su onda
  • 11_2_2009 - "Sentinelle perdute" su Il Riformista
    "La morte in guerra è bella anche per gli anarchici", articolo di Marco Gervasoni
    SCARICA: anarchici_e_morte.pdf
    SCHEDA: Sentinelle perdute
  • 3_2_2009 - "Onda su onda" su Il Tirreno
    "Un volume sulla protesta degli studenti"
    SCARICA: articolo tirreno onda su onda.jpg
    SCHEDA: Onda su onda
  • 1_2_2009 - "Senza Misura" recensito da L'Indice
    Sul numero di febbraio de "L'Indice dei libri del mese" una recensione a cura di Roberto Giulianelli.
    SCARICA: indice.pdf
    SCHEDA: Senza misura
  • 27_12_2008 - "Il sovversivo" su Il Tirreno
    "Franco Serantini, il sovversivo. La nuova edizione del libro di Stajano accompagnata da un dvd"
    SCARICA: Tirreno_27_12_08.pdf
    SCHEDA: Il sovversivo - S'era tutti sovversivi
  • 7_12_2008 - Recensione de "Il sovversivo" di Giuseppe Gagliani su www.wikio.it
    L'inchiesta giornalistica di Stajano-pubblicata per la prima volta da Einaudi nel 1975- e' un'analisi e un atto di denuncia limpida,lucida e spietata insieme dei meccanismi del potere giudiziario, dell'influenza ideologica che lo condiziona o persino ne determina l'operato,della colpevole omerta'-ieri come oggi-delle forze dell'ordine ma dall'altro lato e' in grado di far emergere una societa' civile -quella pisana degli anni settanta- nella quale lotta continua,gli anarchici,i comunisti,i fraterni amici di Serantini non ebbero esitazione alcuna a denunciare l'efferato omicidio davanti alla nazione.Cagliaritano di origine-nacque nel 1951-trascorse gran parte della sua infanzia in uno istituto religioso-quello del "Buon Pastore"- ove dimostrera' la propria insofferenza per la falsa autorita' e per l'ordine coatto delle suore-che gestivano l'istituto-e per I docenti.Ma sara' il trasferimento all'istituto di rieducazione pisano "Pietro Thouar"a consentirgli di entrare in contatto con l'humus politico-culturale della citta':con la Fgc-dopo aver conseguito la licenza media presso la scuola statale "Fibonacci"- dalla quale prendera' congedo ,con Lotta continua e il Mercato rosso- ove dimostrera' un apprezzato attivismo politico in difesa dei piu' umili- e infine nel 1971-dopo essersi impiegato presso la Ibm in un ufficio di perforazioni schede-con la realta' anarchica pisana e in particolare con il Gruppo anarchico Pinelli.L'assidua frequentazione del circolo gli consentira' di scoprire finalmente la sua vocazione politica,vocazione di cui dara' prova con la stesura di un volantino-che risale al 1972- in difesa di Valpreda.E sarà proprio il '72 a segnare l'inizio della fine .Arrestato per vilipendio alle forze di polizia- durante una manifestazione di protesta contro una conferenza missina-sara' condotto alla Caserma Mameli dalle guardie di ps e da qui al Carcere "Don Bosco" nella cella numero 7 dove consumera' la sua lenta agonia-che durera' trentadueore- fra l'indifferenza e il cinismo delle guardie , del pm e del medico del carcere.Morira' per emoraggia celebrele-causata dalle percosse subite dalle guardie di ps-il 7 maggio del 1972.Nonostante le perizie medico-legali,nonostante le evidenze emerse sulla gravissima responsabilita' delle forze dell'ordine,nonostante le pressioni politiche perche' I colpevoli venissero identificati e puniti,il "caso Serantini" fu abilmente insabbiato e se la vita gli aveva riservato solitudine , tristezza e miseria neanche da morto pote' avere giustizia.

    Gagliano Giuseppe
    www.wikio.it

    SCHEDA: Il sovversivo - S'era tutti sovversivi
  • 1_12_2008 - "Divieto d'infanzia" sulla rivista "Cenerentola"
    Nel numero di dicembre (n. 108) del mensile libertario "Cenerentola" una recensione a cura di Luciano Nicolini.
    www.cenerentola.info

    SCHEDA: Divieto d'infanzia
  • 1_11_2008 - "Letture di un pirata distratto" segnala «I pregiudizi contro gli "zingari"»
    "Letture di un pirata distratto, spalatore di nuvole e bisiaco per giunta" segnala «I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane» di Lorenzo Monasta.
    bisiarca.com

    SCARICA: LETTURE DI UN PIRATA DISTRATTO NOVEMBRE 2008.pdf
    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 28_10_2008 - Gabriella Bona recensisce «I pregiudizi contro gli "zingari"»
    "Puntuale, attento, il libro di Monasta tenta, anche attraverso la provocazione, di abbattere il nostro modo di pensare e di agire, contrario a ogni senso di umanità".
    gabriellabona.altervista.org

    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 26_10_2008 - Luciano Luciani commenta il libro di Giachetti su "Patria indipendente"
    Luciano Luciani commenta il libro di Diego Giachetti "Un sessantotto e tre conflitti" su "Patria indipendente", mensile dell'ANPI.
    www.anpi.it

    SCARICA: 44-48_LIBRI.pdf
    SCHEDA: Un sessantotto e tre conflitti
  • 20_10_2008 - "Abbasso la guerra!" su www.milanonera.com
    Valeria Palumbo in "Le buone maniere" sul "primo web press in noir" recensisce il libro curato da Mirella Scriboni.
    milanonera

    SCHEDA: Abbasso la guerra!
  • 1_10_2008 - "Senza Misura" di Alessandro Volpi su "Le Monde Diplomatique"
    Nel numero di ottobre, articolo a firma di Carlo Leone Del Bello.
    SCARICA: LMDiplo_10_2008.jpg
    SCHEDA: Senza misura
  • 1_10_2008 - Sergio Franzese su Ha Keillah, bimestrale ebraico torinese, scrive del libro di Monasta
    Lorenzo Monasta, medico epidemiologo con esperienze di lavoro in Africa e nei campi nomadi in Italia, è l'autore de I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane (BFS-Edizioni, Pisa, 2008 - pagg.80 - € 8). Il titolo potrebbe indurre a pensare che si tratti di un libro ironico e poco impegnativo. Anche se in alcuni punti l'ironia non manca il testo pone il lettore di fronte agli atteggiamenti di rifiuto che molte persone adottano nei confronti dei Rom e dei Sinti, di cui conoscono poco o nulla, e ancora una volta mette in risalto l'analfabetismo culturale dei politici e delle amministrazioni locali. Facendo venire allo scoperto ed analizzando i comportamenti sbagliati, incoerenti, buonisti, che impediscono un approccio normale con la realtà zingara, il lettore viene posto di fronte a più di un interrogativo; la sfida è trovare in sé le risposte. In breve, un libro sintetico ma niente affatto banale.
    www.hakeillah.com

    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 1_10_2008 - Daniele Barbieri segnala su "Piazza Grande" il volume di Monasta
    da "Piazza Grande", n. 148, ottobre 2008
    Pagine Rom
    Quattro libri usciti negli ultimi mesi sul popolo Rom. Vi proponiamo delle brevi recensioni.
    (...)
    Efficace fin dal titolo è "I pregiudizi contro gli zingari spiegati al mio cane" (BFS: 80 pagine per 8 euri) di Lorenzo Monasta che ha scritto un bel libretto per - è ovvio - i padroni dei cani ma soprattutto per chi vuole dialogare con se stesso a proposito di paure profonde. Ecco anche un consiglio per chi - si può dire? sbagliando - magari considera i libri superati e/o anti-estetici. Nel 2006 la rivista "A" (02 2896627, arivista@tin.it) ha pubblicato "A forza di essere vento". Si tratta di 2 cd, con il contorno di testi e foto, sullo sterminio nazista degli zingari. Costa 30 euri e contiene filmati e interviste per complessive tre ore. Il titolo rimanda ad alcuni versi scritti da Fabrizio De André con Ivano Fossati: "Il cuore rallenta, la testa cammina / in quel pozzo di piscio e cemento / a quel campo strappato dal vento / a forza di essere vento".
    www.piazzagrande.it

    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 1_8_2008 - Giuseppe Faso su "Aut&aut" commenta il libro di Monasta
    Giuseppe Faso ha recensito il volume di Lorenzo Monasta "I pregiudizi contro gli 'zingari' spiegati al mio cane" nell'inserto mensile "Percorsi di cittadinanza" di Aut&aut, quindicinale delle autonomie della Toscana.

    SCARICA: 08_Aut&Aut.rtf
    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 18_7_2008 - "Vita" segnala il libro di Lorenzo Monasta
    "Vita", non profit magazine, ha segnalato il volume di Lorenzo Monasta I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane nel numero del 18 luglio 2008.

    SCARICA: 06_Vita20080718.pdf
    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 5_6_2008 - Sergio Bontempelli, una selezione di testi dal libro di Monasta
    Sergio Bontempelli ha pubblicato sul proprio sito una selezione di testi da Lorenzo Monasta, I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane (5 giugno 2008):
    sergiobontempelli.wordpress.com

    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 1_6_2008 - I pregiudizi sugli "zingari" su "A" rivista anarchica
    "A", rivista anarchica, n. 336, giugno 2008: Si intitola così il libro che le edizioni BFS propongono, destinato non ai cani ma ai loro padroni. È nato pensando al fatto che alcune cose, alcuni concetti, siano molto semplici. E che in realtà non c'è nulla di complicato nella questione "zingara", se non le barriere mentali che noi stessi costruiamo. Ne pubblichiamo qui l'introduzione.
    A rivista

    SCARICA: 02_A336.pdf
    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 30_5_2008 - Ilenia Picardi intervista Lorenzo Monasta a Radio Fragola
    Ilenia Picardi intervista Lorenzo Monasta nella trasmissione radiofonica "Che fine ha fatto Sedna?" a Radio Fragola (Popolare Network) di Trieste sul volume "I pregiudizi contro gli 'zingari' spiegati al mio cane".
    Ascolta l'intervista:
    Che fine ha fatto Sedna?

    SCHEDA: I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane
  • 9_3_2008 - Silvia Casillo commenta su kathodik.it
    1968-2008. Sono passati quarant'anni da quando in tutto il mondo il Sessantotto fu.
    SCARICA: 02_Silvia Casillo su kathodikpuntoit.rtf
    SCHEDA: Un sessantotto e tre conflitti
    •  

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